La storia di BancaStato: per un futuro degno del suo passato

La linea del tempo che trovate qui sopra riporta, nella parte alta, le date salienti di BancaStato. Nella parte bassa, invece, figurano gli avvenimenti che hanno riguardato il Ticino (e non solo).

 L’importanza di BancaStato per il Ticino

Celebrare cento anni di vita significa anche interrogarsi sui motivi che hanno portato alla nascita della Banca dello Stato del Cantone Ticino: facciamo dunque un passo indietro di cento anni. La Banca dello Stato del Cantone Ticino, in realtà, nacque sulle ceneri di un banca precedente: la società anonima “Banca Cantonale Ticinese”. Quest’ultima fu fondata nel 1859, assumendo il bilancio della “Cassa ticinese di risparmio”, società a carattere filantropico creata nel 1833 per favorire il risparmio nel Cantone. Lo Stato non esercitava un grande potere decisionale: deteneva un decimo del capitale azionario e in Consiglio di amministrazione era rappresentato da un solo membro su nove.
Fino al 1885 la Banca intraprese una serie di investimenti speculativi in Italia, con risultati negativi e ingenti perdite. La situazione peggiorò negli anni successivi, quando i clienti si presentano in massa agli sportelli a causa di una frode che causò un buco di 700 mila franchi: le banche cantonali di Zurigo e Vaud intervennero in aiuto tramite un prestito. Nel 1890 lo Stato liquidò la sua partecipazione per mantenersi neutrale verso l’intero settore bancario. Il tracollo definitivo arrivò nel 1914. La situazione era infatti peggiorata di anno in anno, a seguito di una politica irresponsabile di investimenti, della trascuratezza delle norme di liquidità e sicurezza, della mancanza totale di vigilanza sull’operato della direzione. 

Dal Corriere del Ticino del 20 gennaio 1914: «Già nel primo pomeriggio di ieri a Bellinzona circolava insistente la voce che la banca cantonale avesse chiuso i battenti. (…) La notizia (…) provocò, è superfluo dirlo, un’impressione profonda, penosa (…). Un’altra grave sciagura è dunque piombata sul nostro Paese».

Nello stesso anno chiusero anche il “Credito Ticinese” e la “Banca Popolare Ticinese” a causa di investimenti poco accorti sia in Ticino sia oltreconfine e per una serie di atti poco onesti da parte delle rispettive direzioni. Per il Ticino fu un duro colpo. In totale i ticinesi persero circa 40 milioni di franchi di risparmio, pari a quasi la metà del totale del risparmio depositato all’epoca negli istituti di credito ticinesi. Attualizzando il dato, sarebbe come se oggi in Ticino si perdessero di colpo 10 miliardi di franchi.
Berna convocò i rappresentanti del mondo bancario nazionale, ticinese e il Governo cantonale. La paura era che la crisi potesse diffondersi.

Nacque la Banca del Ticino SA, un ente di transizione, con una politica di investimenti improntata alla massima sicurezza.

Il 19 aprile 1915 il Governo inviò al Gran Consiglio il messaggio sulla trasformazione della «Banca del Ticino SA» nella «Banca dello Stato del Cantone Ticino», istituto autonomo di diritto pubblico. Il 6 maggio 1915 il Legislativo approvò il disegno di legge. A novembre 1915 l’attuale Istituto vide la nascita e l’anno successivo entrò a far parte dell’Unione delle Banche Cantonali.

Lo Stato, creando la Banca, le impose innanzitutto un mandato pubblico contenuto nella Legge di istituzione: cioè favorire lo sviluppo economico del Cantone, prestando i propri servizi al commercio, all’industria, all’artigianato e all’agricoltura ed offrire al pubblico la possibilità di investire in modo sicuro e redditizio i suoi risparmi.

Dal Rapporto Annuale del 1918:
“Il nostro resoconto per l’anno 1918 accusa un notevole aumento sia degli utili (…) sia nella cifra complessiva di bilancio (…). Evidentemente l’Istituto riscuote sempre più la fiducia della nostra popolazione e (…) si dimostra – prima di quanto non si osasse sperare – di contribuire efficacemente allo sviluppo economico del Cantone e di essere un cespite d’entrata per lo Stato. Esso diventerà certo uno dei fattori più importanti per la vita del Paese e per il pubblico erario (…)”.


Con il passare dei decenni l’Istituto cantonale guadagnò sempre di più la fiducia dei ticinesi. La fine della seconda guerra mondiale e il rilancio economico ebbero riflessi positivi anche per l’Istituto.

Dal Rapporto Annuale del 1958: 
“L’esercizio della Banca ha registrato un ulteriore considerevole sviluppo (…). I depositi a risparmio vi hanno contribuito con ben 20 milioni, il più forte incremento sinora avuto”. 

Iniziò però a porsi la questione relativa alla revisione della Legge di istituzione. Quest’ultima, infatti, era stata emanata in un clima di forte crisi e sfiducia e rifletteva l’intenzione del legislatore di garantire all’Istituto un’attività priva di rischi. Nel mondo della politica cominciarono dunque a levarsi le prime voci per una revisione della legge, così da aprire alla Banca nuovi campi di attività. 

In tal senso, il 1961 fu un anno importante. Il Legislativo approvò il progetto di revisione della Legge di istituzione, la cui innovazione risiedeva essenzialmente nell’articolo 12, che consentiva all’Istituto di effettuare operazioni non solo prettamente ipotecarie ma anche commerciali, potendo accordare anchecrediti senza copertura (allo Stato o enti pubblici, a banche o società di comprovata gestione e solvibilità).

La riforma fu opportuna e diede, complessivamente, buoni risultati. La Banca sviluppò infatti il proprio bilancio in tutte le sue componenti, attive e passive, migliorando la propria redditività, ampliando i servizi di intermediazione, mantenendo sempre un elevato grado di sicurezza. 

Dal Rapporto Annuale del 1961:
“Con questa modificazione si è inteso di meglio inserire la Banca nella vita economica e finanziaria del Cantone”.

L’evoluzione della piazza finanziaria nazionale e cantonale portò poi, durante gli anni ’80, ad una successiva necessità di adattare la Legge di istituzione, che venne infine sottoposta a un’ulteriore revisione nel 1988. Le nuove norme previdero la partecipazione privata al capitale dell’Istituto tramite l’emissione di buoni di partecipazione e la possibilità di ampliare la cerchia di affari a debitori esteri.

La transizione da banca ipotecaria e commerciale a vera e propria banca di natura “universale” si avverò solo nel 2003, quando a settembre il popolo ratificò la decisione del Gran Consiglio. Le modifiche della legge – essenziali per garantire lo sviluppo di BancaStato – furono essenzialmente queste:
  • venne accettata l’estensione a tutte le attività bancarie (da qui, per l’appunto, la natura universale della Banca), incluse le operazioni con strumenti finanziari derivati;
  • fu rafforzato il mandato pubblico, con l’obbligo per il Consiglio di amministrazione di elaborare un documento che lo specificasse nei dettagli e fu creata la Commissione parlamentare per il controllo del mandato pubblico;
  • la Legge cantonale venne adattata alle modifiche della Legge federale delle banche e delle casse di risparmio, entrate in vigore nel 1999 (data dalla quale BancaStato iniziò a essere sottomessa al controllo della FINMA);
  • furono infine adottati cambiamenti inerenti la Corporate Governance (tra i quali una nuova struttura e la creazione della Direzione generale).
Il cammino verso l’attuale Istituto fu certamente caratterizzato dalla nascita del “Gruppo BancaStato”, avvenuto nel 2010 con l’acquisizione una partecipazione di controllo in UniCredit (Suisse) Bank SA, poi ribattezzata in «Axion SWISS Bank SA». Nel 2013 l’Istituto ha acquisito la totalità di tale controllo.

In un secolo sia il tessuto sociale ed economico, sia l’Istituto stesso, sono cambiati molto. Il secondo si è costantemente adeguato alle trasformazioni del primo, acquisendo conoscenze e competenze per rimetterle a disposizione della collettività. Un elemento è però rimasto immutato: il mandato pubblico di BancaStato. L’importanza di BancaStato per l’economia ticinese è cresciuta con il passare dei decenni, e i grafici allegati a questo comunicato lo testimoniano. 

Bibliografia

  • C. Kronauer, Gli istituti di credito ticinesi dalla loro fondazione fino al 1912, Zurigo, 1918
  • R. Mellini, La Banca dello Stato del Cantone Ticino dal 1915 al 1964, Bellinzona, 1967
  • R. Ceschi, Storia del Cantone Ticino, L'Ottocento, Bellinzona, 2000
  • D. Barbuscia, F. Giorgetti, Il ruolo sociale della Banca dello Stato (in Etica e gestione patrimoniale), Bellinzona, 2001
  • C. De Gottardi, A. Stival, La Banca dello Stato del Cantone Ticino: nell'economia ticinese dal 1915, Arte e Storia, anno 5, numero 21, Bellinzona, 2004
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